Pubblicato su L'Informazione e la Gazzetta di Reggio del 24/12/08.
Apprendiamo senza alcuno stupore dello slittamento dei tempi della fusione per incorporazione di Enia in Iride.
La fretta, cattiva consigliera, ha portato a far si che l'operazione della fusione sia giunta in Consiglio come un vero e proprio "blitz": i consiglieri, e quindi - tramite essi - l'intera città, hanno saputo dei dettagli dell'operazione alla Commissione Territorio di venerdi' 12 dicembre mentre la delibera di Giunta è pervenuta alla discussione del consiglio addirittura il lunedì seguente, 15 dicembre, per essere poi votata, con il nostro voto negativo, alla seduta di Consiglio del giorno dopo, 16 dicembre.
Una operazione di simile portata e ricaduta sul territorio avrebbe meritato ben altro approfondimento e conoscenza da parte della nostra città che soli tre giorni.
Ora, dopo il via libera all'operazione da parte del consiglio comunale di Reggio, Iride ritiene necessari ulteriori approfondimenti anche alla luce dell'andamento recente dei mercati.
Ma tutto ciò era ben noto al Consiglio di Amministrazione di Enia.
Il parere infatti dell'advisor Mediobanca del 16/10/08, richiesto dallo stesso Consiglio di Amministrazione per valutare la congruità del rapporto di concambio delle azioni Enia-Iride ed allegato agli atti giunti in consiglio, evidenzia una serie di limiti e difficoltà che Mediobanca rileva nella valutazione del rapporto di concambio.
Tra i molti "l'andamento dello scenario energetico di riferimento", "l'attuale contesto economico-finanziario ed in particolare la volatilità dei mercati finanziari" ed il fatto che i business plan delle due aziende ipotizzino "la continuità dell'attuale quadro legislativo" (cosa poi non verificatasi).
Da ottobre sono passati oltre due mesi: perché con la crisi economico-finanziaria già in atto non si è voluto annullare o rinviare la fusione? Era del tutto prevedibile che, con l'andamento delle borse, si sarebbero verificati significativi scostamenti delle azioni delle due società e che lo Stato sarebbe intervenuto con provvedimenti anti-crisi. E tuttavia si è proceduto ugualmente.
Chi garantisce ora che il rapporto di concambio delle azioni sia ancora congruo?
Interrogativi che probabilmente rimarranno senza risposta ma che ci convincono ancor più della bontà della decisione di aver votato contro alla fusione Enia-Iride.
La fretta, cattiva consigliera, ha portato a far si che l'operazione della fusione sia giunta in Consiglio come un vero e proprio "blitz": i consiglieri, e quindi - tramite essi - l'intera città, hanno saputo dei dettagli dell'operazione alla Commissione Territorio di venerdi' 12 dicembre mentre la delibera di Giunta è pervenuta alla discussione del consiglio addirittura il lunedì seguente, 15 dicembre, per essere poi votata, con il nostro voto negativo, alla seduta di Consiglio del giorno dopo, 16 dicembre.
Una operazione di simile portata e ricaduta sul territorio avrebbe meritato ben altro approfondimento e conoscenza da parte della nostra città che soli tre giorni.
Ora, dopo il via libera all'operazione da parte del consiglio comunale di Reggio, Iride ritiene necessari ulteriori approfondimenti anche alla luce dell'andamento recente dei mercati.
Ma tutto ciò era ben noto al Consiglio di Amministrazione di Enia.
Il parere infatti dell'advisor Mediobanca del 16/10/08, richiesto dallo stesso Consiglio di Amministrazione per valutare la congruità del rapporto di concambio delle azioni Enia-Iride ed allegato agli atti giunti in consiglio, evidenzia una serie di limiti e difficoltà che Mediobanca rileva nella valutazione del rapporto di concambio.
Tra i molti "l'andamento dello scenario energetico di riferimento", "l'attuale contesto economico-finanziario ed in particolare la volatilità dei mercati finanziari" ed il fatto che i business plan delle due aziende ipotizzino "la continuità dell'attuale quadro legislativo" (cosa poi non verificatasi).
Da ottobre sono passati oltre due mesi: perché con la crisi economico-finanziaria già in atto non si è voluto annullare o rinviare la fusione? Era del tutto prevedibile che, con l'andamento delle borse, si sarebbero verificati significativi scostamenti delle azioni delle due società e che lo Stato sarebbe intervenuto con provvedimenti anti-crisi. E tuttavia si è proceduto ugualmente.
Chi garantisce ora che il rapporto di concambio delle azioni sia ancora congruo?
Interrogativi che probabilmente rimarranno senza risposta ma che ci convincono ancor più della bontà della decisione di aver votato contro alla fusione Enia-Iride.
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